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STUDIO ASSOCIATO LONGO BELLESI

Antoinette parte da uno scampolo di fliselina (proprio quell’antico tessuto stabilizzante tessuti!), sostituito, a volte, da un cartoncino o da una tela su cui incolla misture da strappare.
Sì, il Viaggio di Antoinette procede sempre dallo strappo come mezzo per scandagliare paesaggi. Strappi che specificano strisce in negativo di volta in volta più larghe o più strette, sinuose o rettilinee; strisce che sono vere e proprie sottrazioni su cui l’artista affastella le materie del sogno e della memoria mettendole in relazione.

Così, scartando convintamente il disegno preparatorio, la produzione pittorica di Antoinette Steiner, attraverso gessi soprammessi a gessi e pastelli soprammessi a pastelli, fa affiorare dalla nebbia boschi di cipressi (Primavera) e schiere di merli appollaiati su rarefatti rami bianchi (Il borgo), fa emergere dall’acqua zampilli ghiacciati come fusti di chiome in piena vegetazione (Lago ghiacciato), fa alzare dalla terra vigneti autunnali a inquadrare borghi arroccati dove il pinus pinea e, ancora una volta, i cipressi segnano l’ascesa ad essi (In autunno), fa palesare le città dell’affetto come Arezzo (Room with view) o quelle ricomposte (Sunday morning).

E quel personaggio con la sciarpa rossa che, di tanto in tanto, appare intento a camminare con larga falcata (La rocca) o a scrutare l’orizzonte (House in the sea) ci ricorda che il viaggio è fatto di soste e di riprese!
Dunque, è attraverso le sottrazioni e le addizioni, i vuoti e i pieni che Antoinette racconta il suo dicotomico viaggio.

                                                                                                        Emanuela D. Paglia


Note biografiche

Antoinette Steiner cresce a Lucerna in Svizzera, si sposta in America, poi in Inghilterra infine approda in Italia. È da trent’anni, ormai, che Antoinette vive nelle colline toscane della provincia di Firenze. Figlia d’arte, è stata accompagnata per tutto il corso della sua vita da una eredità intangibile ossia dall’incanto artistico in cui era stato immerso suo padre, apprezzatissimo ritrattista prematuramente scomparso. Tuttavia, solo negli ultimi anni è giunta alla pienezza della propria produzione mettendo a punto una tecnica che le permette di esprimersi pienamente. Sommariamente, vi si rielabora la tecnica del batik e della carta marmorizzata a cui succedono gli strappi dai quali l’opera prende avvio concretamente.



Fra le mostre si segnalano:
2016 – Impressioni (personale)   Circolo ricreativo svizzero, Firenze, a cura di Marianne Strohmeier.

2016 – Impressioni (personale)   Cinema Excelsior, Reggello (Fi), a cura di Simona Gonnelli.

2016 – Impressioni (personale)   Sala parrocchiale, Cancelli (FI), a cura di Giuseppe Rossi.