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STUDIO ASSOCIATO L   ONGO  ELLESI

è anomalo chiedersi  quand’è che ci accorgiamo di avere un corpo?

Un corpo che agisce e agisce da solo?


In una recente intervista radiofonica su questo tema, il conduttore si chiedeva cosa succederebbe se il corpo potesse parlare e dire: «Sono mio». Ebbene, forse il corpo non parla ma, certamente, “si muove”. Succede che si arrossisca e che, proprio, non si vorrebbe che ciò accadesse; succede pure che esso si ammali e che, proprio, non si desidererebbe che ciò avvenisse. Diversamente, ma ancora una volta, il corpo procede da solo. Ebbene Carla Gatti, ne ha fatto indagine, ha voluto ascoltarlo o, forse meglio, coglierlo nei suoi movimenti . Perché? Senz’altro, per avere una relazione con esso ma anche per riconciliarsi con esso. Un procedere che ha necessitato anche la traslazione di tanta consapevolezza su carta, un trasferimento che è stato anche trasfigurazione dell’oggetto “sentito” reso con linee e colori che hanno preso la forma di parole, di spirali, di pesci, di satelliti, di fiori, di foglie, di alghe, di teschi imbellettati, di minuscoli villaggi in muratura, di fiocchi di neve, di cuori. Questo repertorio di immagini, inizialmente, ha gremito tutto il foglio e persino il suo retro, poi, dal fondo della carta è apparso un solo vibrante oggetto.


Così, Carla Gatti, dapprima (serie Circoscrivere le attese), ha usato cartoncini e pennarelli per impellenza trascrittoria – si sa! si tratta di materiali comuni, facili da trasportare: si possono tenere in borsa e certamente in tasca quando le dimensioni del pennarello sono trascurabili e quelle del supporto cartaceo sono pari a una cartolina – quindi, per osservazione via via più sistematica, ha adottato fogli più grandi dove quei segni si sono potuti espandere in modo nuovo perché Carla li ha isolati e ha tracciato dell’oggetto indagato, grazie all’uso dell’acquerello, movimenti oscillanti, frementi, fluttuanti, tremuli, quasi privi di quel contorno nero caratterizzante la prima indagine. E dunque, in questa ultima produzione della serie ColorAn, compresi i “cuori in gabbia”, troviamo anche la visualizzazione dell’intreccio dei movimenti in solitaria del suo corpo con gli stati emotivi che da essi derivano.


Carla Gatti sta avendo un dialogo col suo corpo in movimento? Sì. I due non si celano più l’uno all’altro! E, oggi, di tanto discorso, io, noi, ne partecipiamo. Come attraverso un “registro”.

Emanuela D. Paglia



Note biografiche

Piemontese d’origine, Carla Gatti si traferisce nelle colline toscane con un bagaglio di conoscenza professionale nel restauro di dipinti su tela e su tavola cosa che già l’aveva portata a lavorare in Liguria e in Lombardia. Ma è da tenerissima età che Carla impara a conoscere, a manipolare e a controllare i colori stesi su vari supporti, impegnata, com’è ogni estate, ad andare a bottega presso un pittore, amico di famiglia.

Nella colonica del Comune di Rignano, dove va a risiedere, è il paesaggio, tutt’intorno a lei, a richiamarla a sé avviandola alla potatura dell’olivo e alla coltivazione delle iris di cui Carla è ibridatrice. Si tratta di una pianta di cui Carla Gatti si occupa con grande passione organizzando convegni e insegnando, in corsi ed incontri, quale sia il «tripudio di forme, di colori e di profumi». Molte sono le varietà registrate che portano il nome della nostra artista!

Pare proprio che il colore sia una questione genetica per Carla Gatti che fin da fanciulla ha esposto le sue opere, soprattutto, in collettive.


MOSTRA di  Carla Gatti         

13 febbraio - 24 maggio 2018